Il progetto

RESIDENZE SOCIO SHAKESPEARIANE ASSISTITE
per il recupero funzionale del pensiero
per l’autosufficienza della mente
Un percorso di mediazione culturale intergenerazionale

un progetto ideato da Alessio Martinoli
realizzato con la collaborazione di Francesco Dendi e Francesco Ferrieri
con il sostegno di Cantiere Futurarte

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Viviamo nel continente più “silver” del mondo. In Europa nel 2016 gli over65 erano 100 milioni, il 20% dell’intera popolazione. Nel 2050 si prevede che la cifra salga al 30% (150 milioni). In Italia abbiamo una media superiore a quella europea, del 22,7%; in Toscana una media superiore alla nazionale. + di 23%. La Toscana è la seconda regione in Italia per densità di popolazione over65. 10.000 persone risiedono in Toscana in strutture socio sanitarie. Le persone che vivono in strutture di assistenza sono in numero crescente e in proporzione anche il numero delle persone che vivono nelle RSA.

Lavorando col teatro (e la cultura a più ampio raggio) da 4 anni al RSA “Il Giglio”, ci siamo accorti che per i residenti, assolte le necessità di assistenza sanitaria e dignità da parte della struttura ospitante, resta vivo il bisogno di serbare un senso costruttivo del reale, nonostante essi vivano quotidianamente l’esclusione dal meccanismo sociale. In questo contesto, le famiglie spesso non hanno la forza, da sole, di colmare questo bisogno.
Perciò abbiamo cercato di far entrare il mondo nella struttura e la struttura nel mondo.

 

Questo è un progetto di coesione sociale, che si realizza attraverso i linguaggi culturali.
Per questo abbiamo deciso quest’anno di allargare il progetto RSSA – Residenze socio shakespeariane assistite ad altri spazi per diffondere maggiormente questa consapevolezza. Nel 2018 dopo tre anni di lavoro su William Shakespeare abbiamo realizzato tre spettacoli tratti ciascuno da un’opera del bardo: Amleto, La commedia degli errori e Romeo e Giulietta e ci avviamo già al progetto 2019: Sogno di una notte di mezza Estate.

 

Nascita e storia del progetto: Alessio Martinoli Ponzoni, laureato in storia, critica e produzione dello spettacolo presso l’università degli Studi di Firenze, ideatore di format per la diffusione della cultura, lavora da anni in teatro come attore, drammaturgo e regista. Nel 2015 diventa animatore della RSA il Giglio, con l’intento, condiviso con la struttura, di attivare un progetto artistico all’interno della RSA.
Il progetto inizia a settembre del 2014 con l’apertura di alcuni spazi interni alla struttura, messi a disposizione di residenze artistiche di artisti singoli e compagnie, a cui viene richiesto di fare una o più prove aperte dei loro lavori per gli ospiti e per le loro famiglie, talvolta anche per il pubblico esterno. (alcune delle realtà ospitate in residenza: Isole Comprese Teatro, Fulvio Cauteruccio, Sotterraneo, InQuanto Teatro, Madalena Reversa). In contemporanea prende il via il progetto Esperimento Deserto, che vede ospiti più di 30  artisti venuti per sostenere un’intervista/incontro con gli ospiti in RSA. Il progetto è documentato e consultabile su www.esperimentodeserto.com. Tre anni fa nasce anche la prima stagione delle Residenze Socio Shakespeariane Assistite. Dal novembre 2017 si aggiungono degli eventi gratuiti mensili dedicati alla poesia, “Appunti per un Cantiere Poetico – a merenda preferiamo la poesia” con tanti giovani artisti che hanno portato le loro opere. Il progetto, per la sua forza culturale, ha riscontrato buon successo.

 

Nel 2016 intervista di Matteo Brighenti, L’invenzione dell’umano.
Nel 2017 il progetto esce su “I quaderni della Pergola” -la Gioia– n 38; uscito il 15/06/2017 con una lunga intervista. Nel 2018 “Le Repubblica Firenze” parla di noi. Il Comune di Firenze ci ha concesso il patrocinio.
Quello che stiamo realizzando è un format per la diffusione culturale, un progetto ideale, una linea politica e poetica. “Tentare” di mettere in scena un testo di William Shakespeare in una RSA, confrontandoci con diverse generazioni, è per noi un modo per raccontare che è possibile in ogni luogo fare un discorso più “alto”, che è possibile sovvertire i termini del modo di intendere una struttura per anziani, che è possibile giocare col teatro, renderlo contemporaneamente un’opportunità e un’occasione per i più giovani e una possibilità inaspettata per i più anziani.

Dopo tre anni possiamo dire che per noi la RSA non è più un luogo di fine, di solitudine, di abbandono, ma di inizio, di creazione e di partecipazione, in cui è possibile realizzare qualcosa che lavori per sviluppare al meglio il concetto di inclusione.

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